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Behind the best: Alicia Monson

Alicia è cresciuta a pane, basket, pallavolo e ginnastica. E quando era libera, giocava a football americano con suo fratello. Poi ha iniziato a correre, e non ha più smesso. In vista del suo debutto olimpico, abbiamo parlato con i genitori Beth e Jay per scoprire com’era Alicia da ragazzina.

 

Il percorso di Alicia verso le Olimpiadi è stato, come dice lei, “poco convenzionale” usando un eufemismo. Si è guadagnata il suo biglietto per Tokyo arrivando terza nella gara dei 10.000 m delle qualificazioni americane, con un tempo di 31 minuti e 18.55 secondi. 

 

Ma nonostante il risultato impressionante, Alicia non ricorda molto degli ultimi giri della gara. Poco dopo aver tagliato il traguardo, infatti, è stata portata in ospedale. 

 

L'atleta era andata in ipertermia a causa del  caldo torrido dell'Oregon. Questo incidente ha sicuramente dato prova del fatto che Alicia è una guerriera, pronta a spingersi fino ai limiti di quel che il suo corpo le permette di fare.

 

Per fortuna, la mezzofondista, membro dell'OAC si è ripresa in tempo per il suo debutto olimpico a Tokyo. Come ci raccontano i genitori Beth e Jay nell'intervista che segue, non è la prima volta che Alicia ritorna in campo dopo un incidente.

 

 

Buongiorno Beth e Jay, qual è il vostro primo ricordo di Alicia legato alla corsa? 

 

La nostra scuola elementare organizzava una giornata di eventi di atletica leggera ogni primavera. Alicia, in genere, vinceva parecchi premi. Abbiamo una foto di lei in quinta elementare dopo che aveva corso gli 800 m con i suoi amici. Alicia era pronta ad affrontare sfide ancora più impegnative, mentre per i suoi amici era già stato troppo.  

 

Ha iniziato con la corsa campestre in prima media, e quando è arrivata al liceo il suo potenziale era ormai chiaro a tutti. L’hanno convinta a entrare nella squadra di corsa campestre e rinunciare alla pallavolo, con grande disappunto dell’allenatore di pallavolo visto che era la migliore anche in quello sport.


 

Com’era Alicia da piccola? 

 

Da bambina, Alicia era molto tranquilla e silenziosa. Aveva sempre un’aria pensierosa, scrutava e registrava tutto quello che le succedeva intorno grazie ai suoi sensi molto acuti. Che si trattasse di scuola, pianoforte, sport, o di qualsiasi cosa le interessasse al momento, dava sempre il massimo.

 

 

E ora rappresenta il suo Paese sul palcoscenico sportivo più importante del mondo. Che effetto vi fa vedere che sta riuscendo a realizzare il suo sogno? 

 

Sosteniamo tutti i nostri ragazzi in tutte le loro passioni, in qualunque modo ne abbiano bisogno. Vedere che il suo duro lavoro ha dato i suoi frutti ci rende molto orgogliosi. Essendo sempre stata molto motivata e concentrata la cosa non ci stupisce, ma comunque non ci sembra vero. Sappiamo che darà il massimo per gli Stati Uniti.

 

Avere una figlia olimpionica è già un ottimo risultato…  Come vi fa sentire?

 

Ho sempre amato le Olimpiadi, ma gli atleti non facevano davvero parte del mio mondo; mi limitavo a leggere le loro storie o guardarli in TV, ammirando la loro dedizione allo sport. Ho sempre creduto e credo ancora che Alicia sia capace di fare grandi cose, ma le Olimpiadi? Wow! 

 

Come atleta ha sempre potuto contare sulle sue capacità di comprensione cognitiva. Quando gli allenatori la preparavano, assimilava le informazioni e svolgeva gli esercizi secondo quelle istruzioni.  

 

Una cosa che ci ha sempre scaldato il cuore era vedere come si comportava alla fine delle gare di corsa campestre o su pista, al liceo. Una volta arrivata, rimaneva accanto alla linea del traguardo per fare i complimenti a tutti i partecipanti man mano che arrivavano. 

 

 

Raccontateci del giorno in cui si è qualificata. Vi eravate parlati prima delle prove di qualificazione? 

 

In genere non parliamo con Alicia prima delle gare. Cerchiamo di rispettare la sua tabella di marcia e il suo stato mentale. L’unica cosa che faccio è mandarle un messaggio digitale di buon auspicio. Eravamo tutti molto orgogliosi della concentrazione e della motivazione che ha dimostrato.  
 

 

Come sarà a vederla gareggiare nella gara più importante del mondo? 

 

Wow, già... Vorrei solo essere lì con lei... e il mio cuore ci sarà. Pregherò per lei e per la sicurezza di tutti i runner all’inizio della gara (e a essere sincera, anche durante). Mi sento sempre così quando gareggia uno dei nostri figli, che si tratti di sport giovanili o di eventi più importanti. E questa volta è davvero speciale. La cosa più importante per noi è che la viva come una bella esperienza.  

 

È difficile non poter essere lì a fare il tifo per lei? 

 

Alicia è sicura di sé ed è ben preparata. È molto calma e lucida nei ragionamenti, quindi sappiamo che se la caverà bene. Detto questo, siamo mamma e papà, e ovviamente vorremmo poterla abbracciare e trasmetterle vibrazioni positive mentre è in pista. Comunque siamo in così tanti, tra parenti e amici, a fare il tifo per lei, che credo porterà con sé il nostro amore.

 

 

Vi piace guardarla gareggiare o vi rende nervosi? 

 

Sinceramente credo che guardare il basket sia più snervante. Man mano che Alicia è avanzata di livello, ho avuto modo di godermi di più le sue gare, sapendo che lei ha tutto sotto controllo. Ovviamente ci auguriamo che ogni singola gara vada per il meglio. Siamo sempre felici e orgogliosi di essere i genitori di Alicia, sia in campo che nella vita quotidiana. Devo dire che guardare la corsa campestre era divertentissimo, potevo correre lungo il percorso e fare qualche diretta su Facebook per i parenti e amici a casa. Essere presenti di persona è sempre meglio. A volte mi viene anche da piangere. 
 

 

Ci sono stati momenti particolari che secondo voi hanno contribuito a trasformare Alicia nell’atleta che è oggi? 

 

Alicia cresce e impara ogni giorno. Quella volta che ha rotto il legamento crociato e recuperato in tempo record è stata indubbiamente un’esperienza di crescita molto importante. Oltre a questo, al college Alica ha avuto avversari tosti che l’hanno preparata a diventare un’atleta professionista.  

 

Come la sostenete oggi? 

 

Facciamo tutto il possibile per aiutarla nella vita quotidiana. Sa che siamo al suo fianco, come lo siamo sempre stati. Per noi è sempre la nostra piccola Ali, sorella di Lyd, Cole e Trina. E per noi è perfetta così com’è: semplicemente una dei ragazzi Monson.

 

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