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Record per Karel Sabbe: 502 km in 75 ore al Big’s Backyard Ultra

Il dentista belga dalle doti sovrumane ha completato 6,7 km all’ora, ogni ora, per 75 ore di fila.

 

Ambasciatore On, l’ultra-runner Karel Sabbe ha sfidato i limiti della resistenza umana con un incredibile nuovo record mondiale nell’edizione 2020 della gara Big’s Backyard Ultra.

 

Insieme al compagno belga Merijn Geerts, Karel ha sfidato rivali provenienti da 20 Paesi in una corsa a dir poco estenuante.

 

 

La coppia statunitense formata da Courtney Dauwalter e Harvey Lewis, invece, si è ritirata dopo 68 giri nonostante seguisse a stretto giro. Karel e Merijn sono così rimasti da soli a battersi per portare a casa la vittoria, anche se Geerts non è riuscito a completare il 75° giro nell’ora prevista.

 

“Con le mie imprese voglio distinguermi e ridefinire il concetto di limite umano”, ha dichiarato Karel. “E non puoi farcela se non riesci a entrare nella “zona rossa” e a soffrire per tutto quel tempo”.

 

 

Nata da un’idea di Laz Lake, direttore di gara delle Barkley Marathons, la Big’s Backyard Ultra vede i runner alle prese con la gestione del sonno, dei pasti e del cambio vestiti nei pochi minuti a disposizione tra la fine di un giro e l’inizio del successivo.

 

La gara procedeva poco a poco e Sabbe continuava a mantenere un ritmo impressionante. Ormai al terzo giorno di gara e dopo aver dormito non più di 10 minuti per volta, aveva completato il 67° giro in 42:34.

 

“In questo genere di gare la strategia migliore è non avere aspettative rispetto a una distanza o a un tempo da raggiungere”, ha rivelato. “La mia intenzione era quella di correre fino a essere l’ultimo uomo a rimanere in piedi, non mi importava quanto ci sarebbe voluto. Ero pronto a tutto pur di diventare campione del mondo."

 

“Al 90% è una questione di testa. Correre 6,7 km in un’ora dovrebbe essere alla portata di chiunque. Certo, potrebbero farti male i piedi, potresti voler dormire come non mai oppure potresti sentirti troppo stanco per andare avanti, ma si può fare. A un certo punto, però, il tuo cervello ti dirà che forse dovresti fermarti. Ed è a quel punto che serve forza mentale per non mollare.

 

“Aspetto con impazienza i momenti più difficili perché è proprio in quelle occasioni che imparo a conoscermi meglio e divento più forte, nella corsa e nella vita”.

 

 

Ma Sabbe ammette di non aver vinto la gara da solo, rendendo omaggio al compagno di squadra. “Il contributo di Merijn è stato eccezionale. Senza di lui non sarei campione del mondo e non saremmo mai riusciti a battere un record mondiale”.

 

Sabbe ha corso con le Cloudflow e le Cloudswift di giorno, passando alle Cloud per la notte. “Ci vuole un minuto per allacciare e slacciare le scarpe, ma quando hai solo sette minuti ogni ora per dormire, non vuoi di certo che diventino sei solo perché devi allacciarti le scarpe! La Cloud regala una buona ammortizzazione, oltre a essere facile da infilare e sfilare [grazie al sistema di allacciatura rapida].”

La Cloudflow
“La Cloudflow è la mia preferita perché è molto versatile. Ha un’ottima vestibilità ed è un buon compromesso tra velocità e ammortizzazione”.
Scopri la scarpa

Ha aggiunto: “La Weather Jacket è perfetta in caso di condizioni variabili. C’era un po’ di nebbia, un po’ di pioggerellina, alcune volte faceva un po’ freddo, altre volte un po’ caldo. 

 

Sotto ho alternato la Performance-T (di giorno) e la Weather Shirt (di notte). Ho fatto anche alcuni giri con il Waterproof Anorak perché pioveva un po’ di più e così potevo avere la certezza di rimanere all’asciutto. Anche i Tights Long si sono rivelati molto comodi, per cui le gambe erano belle calde anche quando faceva più freddo. E questo aiuta molto, perché se le gambe si raffreddano senti ancora di più il dolore e tutti i piccoli problemi”.

 

La Weather Jacket
“C’era un po’ di nebbia, un po’ di pioggerellina, alcune volte faceva un po’ freddo, altre volte un po’ caldo.” “Questo capo è perfetto in caso di condizioni variabili.”
Scopri la Giacca

 

Ora, però, Karel deve concentrarsi sul recupero. E dopo 75 ore di gara, ci vorrà un po’ di tempo. 

 

“Dopo un evento simile il corpo reagisce in maniera esagerata: le gambe e i piedi si gonfiano e serve un po’ di tempo per tornare alla normalità.

 

“Nelle prossime settimane prenderò la bici e farò qualche giro, ma sicuramente non correrò perché le mie articolazioni ne hanno risentito. Hanno bisogno di una pausa!”


 

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