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Uno sguardo al futuro della tecnologia della corsa

Benno Nigg, professore di biomeccanica, ci parla del ruolo dei robot, del potenziale tecnologico delle calze smart e di casi in cui la tecnologia viene spinta troppo oltre.

 

Nel mondo della biomeccanica tutti conoscono il professor Nigg. Nato a Walenstadt, in Svizzera, conseguì un dottorato di ricerca presso il rinomato Politecnico di Zurigo (ETH) nel 1975, prima di diventare direttore del Laboratorio di Biomeccanica presso lo stesso ateneo. Nel 1981 ha accettato l’invito dell’Università di Calgary in Canada, dove si è recato per fondare lo Human Performance Laboratory, presso il quale lo scienziato lavora tuttora, dopo essersi distinto vincendo numerosi premi e riconoscimenti.


 

Durante cinquant’anni di studi dedicati alla locomozione, alla mobilità e alla longevità umana, Benno ha giocato un ruolo importante nei rapidi sviluppi di queste scienze, che—al pari del suo entusiasmo per la materia—non sembrano rallentare. 


 

Uno dei suoi argomenti di studio sono le scarpe da running, il che è uno dei tanti motivi per cui siamo orgogliosi di definire il professore un amico di On. Ecco perché siamo molto contenti di essere riusciti a incontrarlo durante una delle sue visite a Zurigo e a parlare di tecnologia insieme a lui. 


 

Olivier Bernhard, uno dei tre fondatori di On e Dina Tageldin, studiosa di locomozione umana hanno chiesto a Benno di esprimere la sua opinione riguardo al potenziale e alle criticità delle nuove tecnologie, oltre che ai possibili scenari futuri per chi pratica il running.

 

 

Lo sviluppo tecnologico fa superare ostacoli o infrange le regole?  

 

Attualmente, nel mondo del running agonistico ci si chiede spesso a che punto il vantaggio offerto dalla tecnologia delle scarpe da corsa diventa sleale. Recentemente, questo dibattito ha provocato addirittura una modifica nel regolamento che disciplina le calzature indossate dagli atleti professionisti durante le gare. Secondo Benno, l’importante è che l'attenzione rimanga sulla funzione della scarpa. 


 

"Una volta, l’unica regola esistente era che l’atleta non poteva dotarsi di un vantaggio sleale, per esempio, mettendo una molla nella scarpa", spiega Benno.


 

"Credo che anche introdurre regole sull'altezza e sul materiale di cui è costituito il tacco della scarpa sia stato utile. Perché si stava rasentando l’assurdità. Infatti, si sono iniziati a vedere tacchi costruiti come molle. Ci deve essere una ragione funzionale per la tecnologia in essere. Invece vengono prodotte scarpe dotate di tecnologie non funzionali.

 

 

E qui incominciano i rischi per i corridori. 


 

Qualunque opinione uno abbia della tecnologia, è innegabile che essa ha aiutato gli esseri umani a superare confini prima ritenuti irraggiungibili: dai quattro minuti per miglio di Roger Bannister, siamo arrivati a completare una maratona in meno di due ore (anche se in condizioni simulate). 


 

Alla domanda su quale sarà il prossimo grande ostacolo che verrà superato nel mondo dello sport, Benno risponde che è giunto il momento di smettere di guardare ai grandi risultati atletici dell'"uomo" e di iniziare a concentrarsi su ciò di cui le donne sono davvero capaci. 


 

"Tutti i record di cui si parla sono maschili—e le donne? Più è lunga la gara, più si riduce il divario tra i sessi. Credo che i prossimi grandi traguardi saranno conquistati nello sport femminile".

 

 

Intelligenza artificiale e calze smart

 

Parlando di progresso, la discussione si è spostata sui prossimi grandi sviluppi nella produzione di scarpe da corsa. 


 

"Provate a immaginare cosa succederebbe se potessimo usare un calzino dotato di sensori in grado di studiare i punti di pressione e poi stampare la scarpa in 3D. La stampa in 3D è sicuramente importante per lo sviluppo tecnologico del settore, ma ancora non sappiamo quale sia l'input migliore da usare", ha affermato lo studioso.


 

"L'intelligenza artificiale ci permette di riunire tutti gli input in un sistema, capace di distinguere diversi gruppi di informazioni relativi alla funzione del corridore. Però non sappiamo ancora quali input usare. Se riuscissimo a decidere quali sono i gruppi funzionali importanti per ciascuno di noi, potremmo successivamente fabbricare le scarpe in base a quell'input personale specifico, ma ancora non siamo arrivati a quel punto".


 

Nel prossimo futuro Benno prevede uno sviluppo verso la produzione, su vasta scala, di calzature più comode, piuttosto che personalizzate. Inoltre, se le scarpe On, ad esempio, sono attualmente realizzate in gran parte a mano, Benno prevede un massiccio coinvolgimento dei robot nel processo di produzione".


 

Anche i calzini dotati di sensori menzionati sopra presentano, secondo il professore, potenziali applicazioni di cui lui e il suo team sono entusiasti. 


 

"Abbiamo svolto tantissimo lavoro per quantificare l'attività muscolare e questo ci ha portato a un metodo completamente diverso da quello comunemente usato. Di solito si usano due sensori e si misura la differenza. Ma se, per esempio, il sudore interferisce con i sensori, questo è un problema. 


 

Stiamo cercando un metodo in cui non si misura la differenza di potenziale tra due punti, ma la corrente in uscita. Potrebbe funzionare dotando un calzino di un sensore minimale, simile a un ologramma in una banconota.  


 

"Misurerebbe l'attività muscolare e fornirebbe aggiornamenti al corridore, per esempio, tramite cuffie o qualcosa di simile. Se c'è troppa attività, avviserebbe che i muscoli stanno raggiungendo il sovraccarico, in modo che il corridore può rallentare e ridurre il rischio di lesioni.


 

"Potrebbe essere utile a chi sta correndo una maratona e vuole rimanere vicino alla soglia anaerobica, senza superarla, per non arrivare allo sfinimento al chilometro 37. Grazie alla misurazione dell'attività muscolare, il/la maratoneta riceverebbe un messaggio che l’avvisa che sta correndo troppo forte, al di sopra della soglia anaerobica. Questa informazione è molto più utile della semplice frequenza cardiaca e del conteggio dei passi. E verrebbe da un calzino!".

 

 

Stare comodi


Anche se ritiene che il prodotto che vedremo per primo sarà una calzino capace di prevenire il dolore da sovraccarico muscolare—l'argomento di ricerca in cui Benno è maggiormente interessato al momento è il comfort. 

 

Secondo Benno l'importanza del comfort non dev’essere sottovalutata: "Il comfort rende più facile iniziare a correre, allenarsi in modo più frequente e migliorare le prestazioni".  

 

Creare la scarpa più comoda del mondo—se non ci fossero limiti di tempo e di risorse, sarebbe questo il progetto di ricerca che farei. Sviluppare una scarpa che sia provatamente più confortevole. 

   

“La difficoltà sta nel misurare il livello di comodità". Si capisce subito quando una scarpa è scomoda, ma è difficile misurare il livello della sensazione opposta. È una grande domanda di base, che stiamo studiando". 

 

La tecnologia delle scarpe da running oggi è quasi irriconoscibile se messa a confronto con lo stadio in cui era quando Benno ha iniziato la sua carriera. Eppure, lo studioso ritiene che ci sia potenziale per ulteriori miglioramenti per quanto riguarda il comfort. Alla domanda se l'innovazione nel settore raggiungerà presto i suoi limiti, la sua risposta è un "no" deciso.

 

Per la tecnologia della corsa, a quanto pare, non ci sono traguardi finali. 

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